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LA SCUOLA DI ARRAMPICATA IN VAL BARTOLO E LA 59ª (7ª) COMPAGNIA DI ALTA MONTAGNA

All’ingresso della Val Bartolo, su richiesta di Julius Kugy, venne allestita, all’inizio del 1916, una palestra di roccia o, come la chiamavano gli austriaci, una “Kletterschule”. L’addestramento dei soldati per l’impiego in alta montagna era solo agli inizi e da Camporosso si formarono prima i reparti di Guide Alpine, poi, assieme ai soldati del Distaccamento Sciatori n.33, guidati dal Tenete Gustav Kordin, si formò la Compagnia di Alta Montagna n.59, appartenente alla 59 Brigata da Montagna. In seguito divenne la Compagnia di Alta Montagna n.7, a cui seguirono, sul nostro fronte, la n.8, la n.9 e la n.10. Molti dei soldati, abili scalatori o semplicemente cacciatori, pastori e boscaioli, venivano reclutati nei nostri paesi. La palestra si trovava all’inbocco della Val Bartolo dove ora esiste una piccola via ferrata, da poco riattata, che per anni, nel dopoguerra, è stata usata dagli alpini italiani. Ai giorni nostri sembra una palestra facile, inutile o addirittura pericolosa, vista la roccia friabile e la ghiaia; ma bisogna pensare all’alpinismo dell’epoca, alle scarpe con i chiodi usate dai soldati, all’equipaggiamento che dovevano portare.
Lascio spiegare a Kugy, riportando un brano tratto dai suoi ricordi di guerra, l’importanza che ha avuto questa “Scuola di roccia” durante la Grande Guerra:


Fin dall’8 settembre 1915 avevo presentato, sia verbalmente che per iscritto, la mia proposta di conquistare il Montasio, che come punto di osservazione dell’artiglieria sulle malghe del Montasio, verso la Sella Nevea e la Val Dogna, sarebbe stato preziosissimo. Il comando della mia Brigata di allora , la 184ª, ritenne quella proposta troppo fantastica e la bocciò. Io non riuscivo a distogliere la mente da quell’idea che costituiva l’oggetto dei miei sogni invernali tra il 1915 e il 1916. Quando per Natale del 1915 tornai, scoprii con gioia che il seme aveva messo radici in due posti: presso il Comandante d’Armata degli anni 1916 e 1917 e presso il Generale di Stato maggiore della nostra Brigata alpina. Ludwig Scotti mi sosteneva con fervore ardente, il Dr. Mayer fu, come sempre, anche allora della mia opinione. Fu così che cominciammo con i preparativi, consci dello scopo da raggiungere. Ci servivano soprattutto uomini addestrati sotto il profilo alpinistico. E’ per questo motivo che nella gola della Val Bartolo, presso Camporosso, venne fondata la scuola di roccia. Non esagero se dico che in quella palestra si formarono gli uomini con il migliore addestramento per l’alta montagna che l’Esercito austro-ungarico avesse mai posseduto in un unico corpo d’armata. Immediatamente dopo i miei primi interventi avevo compreso che un Referente alpino poteva garantire soltanto un lavoro parziale, se non aveva a disposizione soldati e ufficiali ottimamente addestrati alla montagna. In un primo momento, nell’ambito della Brigata, avevo scelto tutti coloro che mi sembrassero adatti e nel frattempo chiesi che tutti i giovani alpinisti che mi frequentavano già in tempo di pace, in qualsiasi luogo si trovassero impegnati nella guerra, venissero convocati presso di me. La buona sorte mi fece incontrare, nell’ordine, il Dr. Mayer, Josef Klauer e più tardi Ludwig Enzenhofer, nei quali ho trovai compagni e collaboratori ideali. Era nata così una “pattuglia di guide alpine” che mi si poteva invidiare. Questa era la base di partenza.
Quando il 15 febbraio del 1916 venni arruolato definitivamente come Referente alpino a Camporosso, trovai la scuola di roccia già in piena attività, sotto la direzione del Dr. Mayer e di Enzenhofer. Il successo era già meravigliosamente evidente. I tirolesi Angelo Dibona, Rizzi, Sepp Innerkofler Junior, i carinziani Tschofenig, Miggitsch, Kirchweger, poi Otto Lorenz e Otto Schwarz, furono i primi istruttori. Ma erano già emersi i primi allievi che erano in grado di collaborare bene all’insegnamento: il giovane Schütze Hollauf, un vero genio dell’arrampicata, Marak, il gagliardo “Patrouilleur Schmeisser” e molti altri.
In breve diventarono 60, 80, 100 uomini: il “Reparto guide alpine”. Divennero famosi. I settori vicini chiedevano di avere in prestito i nostri uomini per le missioni speciali, per i soccorsi in caso di valanghe, per le audaci ricognizioni di pattuglia davanti al nemico, come insegnanti nelle proprie scuole. Io avevo un bel daffare per accertarmi che gli uomini “noleggiati” venissero anche con scrupolo restituiti puntualmente e al completo. Qualche volta dovevo ingaggiare vere e proprie battaglie, come accadde una volta per la mia magnifica “pattuglia di Camporosso”, che sotto la guida del Dr. Mayer aveva compiuto imprese grandiose sull’Adamello. La nostra scuola di roccia divenne spesso occasione per la Brigata di offrire spettacolari dimostrazioni: tutti coloro che vi assistettero rimasero veramente estasiati nel vedere tali prestazioni. Questi erano veri soldati! Eleganti come galletti di montagna e affilati come baionette!
(Nella Brigata venivano chiamati i “miei ragazzi d’oro”. Effettivamente, per l’esecuzione dei miei progetti oppure in seguito ad altre nostre imprese, avevano conquistato 7 medaglie d’oro al valore. Il Dr. Ing. Guido Mayer (Forca del Masso al Montasio), l’Ing. Ferdinand Horn (Forca del Masso al Montasio), Josef Klauer (Cresta del Cregnedul e Cresta Berdo), Ludwig Enzenhofer (Chianevate), Stockinger (Piccolo Jôf di Miezegnot), Jäger (Piccolo Jôf di Miezegnot), Noisternig (Forca del Masso al Montasio). Josef Purkowitzer ottenne l’ottava medaglia sulla sua tomba (assalto al Kugliè) . Ad agosto 1916 la 59ª (7ª) Compagnia d’alta montagna possedeva 16 medaglie al valore d’argento di prima classe, 32 medaglie al valore d’argento di seconda classe, 31 medaglie al valore di bronzo.)
Durante l’assenza del Dr. Mayer, l’intera Sezione sciatori di fanteria n. 33 frequentò la scuola. Dall’unificazione di queste truppe con il reparto di guide alpine nacque la 59ª (successivamente 7ª) Compagnia di alta montagna di gloriosa memoria. Il suo comando venne affidato al tenente Dr. Max Podpeschnigg-Holtey.
Non mancavano però coloro che guardavano a questa scuola di roccia con una certa diffidenza. Il loro giudizio affrettato era: “compagnia turistica”. Quando però il 19 luglio 1916 un gruppetto di questa “compagnia turistica”, contrattaccando il nemico che godeva di un’evidente superiorità di forze, aveva riconquistato l’appena perduto Piccolo Jôf di Miezegnot e quando con ammirazione si raccontava del tempo incredibilmente breve impiegato da questi uomini per assaltare la vetta, attraversando pendii e pareti partendo dalle posizioni della Strechizza, coloro che avevano criticato tacquero. Si capì che l’addestramento sportivo e la conseguente maggiore interazione tra gli ufficiali e i soldati in effetti sviluppava e portava in rilievo le grandi capacità morali degli uomini. E io potei procedere, intimamente soddisfatto, con il mio lavoro. Complessivamente passarono dalla nostra scuola 7-800 uomini senza che fosse mai accaduto il minimo incidente grave, nonostante il rigidissimo addestramento. Gli allievi si distribuirono tra la 7ª, l’8ª, la 9ª e la 10ª Compagnia d’alta montagna. Avremmo potuto addestrare facilmente anche 7-8.000 uomini, se le nostre richieste fossero state adeguatamente sostenute. Le lezioni teoriche, la ginnastica (il Dr. Mayer aveva costruito da sé alcuni strumenti per la salita e l’arrampicata), l’addestramento al tiro con armi da fuoco e l’addestramento militare in genere andavano di pari passo con l’addestramento all’alta montagna. Ancora più della formazione degli uomini quanto a tecniche alpine, mi pareva fosse importante trasmettere le mie conoscenze delle Alpi Giulie a quella splendida schiera di giovani ufficiali che stava al mio fianco. E’ chiaro che i grandi alpinisti come il Dr. Mayer e Klauer non avevano bisogno di alcun tipo di consiglio che riguardasse genericamente l’alpinismo.
(Nella scuola di roccia, nella quale eravamo riusciti ad istruire 700 o 800 uomini senza alcun incidente, proprio il fondatore, il Dr.Mayer, nei primi giorni di febbraio 1917 venne colpito da un pesante blocco di ghiaccio cadente. Riportò fratture al braccio, al femore ed al bacino, oltre a gravi ferite interne. Le cure mediche e l’ottima assistenza ricevuta presso l’ospedale da campo 809 Thörl Maglern, sono riuscite a salvarlo sebbene fosse quasi dissanguato e sembrasse destinato a morire. Dopo un trattamento durato undici mesi, durante i quali furono necessari degli interventi chirurgici che per lungo tempo non sembravano dare speranza di una completa riabilitazione, nel febbraio 1918 il Dr.Mayer mi comunicò di aver sigillato la sua completa guarigione con un’escursione sciistica sull’alto Dachstein.)
Collaborammo sempre in pieno accordo, in un modo che è stato francamente ideale. Spesso non era nemmeno possibile stabilire a chi spettasse il merito della buona riuscita di questa o di quell’altra impresa. Anche se per meriti propri, divennero i conoscitori di quei gruppi montuosi che oggi sono, stando a stretto contatto con me. Lo stesso vale per i cari ufficiali della 7ª Compagnia di alta montagna: Stockinger, Swoboda, Moran. Come loro, anche gli ufficiali dello Jôf Fuart dell’anno 1917: Klug, Stagl, Zobek, Erich A. Mayer, che autonomamente divennero ufficiali di montagna di primo rango, e che ugualmente io conto fra i miei con altrettanto senso d’orgoglio e di gratitudine.

Mi si creda: se immagino questo reparto unico dinnanzi a me, mi si scalda il cuore. E fra tutte le immagini che mi sono portato a casa dopo i miei tre anni di servizio fra i monti, questa è la più bella e la più solenne.

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